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La dimensione del controllo nei disturbi psicologici: dall’ipercontrollo alla perdita di controllo

“Chi non raffrena la volontà colle bestie s’accompagni”

(Leonardo Da Vinci)

 

L’idea di controllo nella nostra cultura è ben più antica del tempo di Leonardo, come testimonia Erodoto circa duemila anni prima: “Di tutte le miserie umane la più amara è questa: conoscere così poco e non avere controllo su niente”.

Da sempre l’uomo ha cercato di esercitare la sua capacità di controllo sul mondo e su se stesso, come strategia di adattamento e sopravvivenza. Ha cercato di farlo con strumenti differenti, con riti magici e propiziatori, basti pensare alla danza della pioggia, con la religione, come nel caso in cui si prega affinché qualcuno guarisca, con la scienza e con la tecnica, che progressivamente si sono affermati come i saperi d’eccellenza per controllare i fenomeni.

Il tentativo di controllo ha sempre oscillato tra credenze e ragione. Ancor oggi, là dove il controllo razionale fatica a giungere, si passa all’atteggiamento di controllo propiziatorio e fideistico: quando la medicina decreta che non c’è più nulla da fare per salvare una persona a cui vogliamo bene, ci si aggrappa facilmente a qualunque speranza per cercare di scongiurare l’esito infausto.

Fin dall’antichità e, ancor più con l’epoca dei lumi, la ragione è diventata la nostra risorsa per esercitare il controllo sul mondo e su di noi. Questo ha comportato e comporta una sorta di gerarchia tra emozione e ragione, in cui la razionalità viene comunemente considerata superiore alle emozioni, come modo per approcciarsi al mondo. La frase di Leonardo citata in apertura sottolinea questa distinzione. D’altra parte è esperienza comune sentir dire “Cerca di non perdere il controllo”, “Devi imparare a controllarti”, “Analizza le cose razionalmente”, “Ragiona!”

La credenza culturale che queste frasi sottendono è che la ragione, la logica razionale, possa governare anche l’impeto emozionale, il dominio dell’esperienza emotiva. Questo si traduce in come noi gestiamo e impariamo a gestire le nostre emozioni. Ciò vale nell’ambito dell’educazione, ma anche nell’ambito della terapia dei problemi psicologici. La terapia cognitivo-comportamentale, per esempio, pone un rilevante accento sull’importanza del controllo razionale dei pensieri disfunzionali, per regolare le espressioni emotive. La farmacologia, d’altro canto, attraverso molecole specifiche, cerca di regolare le risposte emozionali. Anche qui l’idea implicita è controllare le emozioni per riprendere la guida razionale.

In realtà, se una gerarchia si vuole trovare, filogeneticamente appare esattamente inversa. Da un punto di vista evolutivo, le strutture cerebrali che mediano l’esperienza emozionale sono le più antiche, mentre quelle che sottendono al dominio della razionalità sono le più recenti. Inoltre, in termini di attivazione dell’organismo nelle risposte di adattamento, sono le emozioni che si attivano in tempi rapidissimi, per permettere all’individuo il miglior adeguamento alla situazione contingente che va affrontata. Quando, guidando l’auto, vediamo un cane che attraversa la strada all’improvviso, è la paura che ci allerta immediatamente e ci permette di frenare prontamente.

Il ragionamento arriva solo dopo: prima sentiamo, poi pensiamo. Quindi il controllo razionale può arrivare solo dopo che l’esperienza emotiva ha dispiegato il suo effetto e, proprio per questo, spesso risulta inefficace nel regolarla.

 

La dimensione del controllo è centrale nella formazione e nel mantenimento di numerosi disturbi psicologici.

Disturbo da panico

La ricerca-intervento portata avanti negli ultimi trentacinque anni da Giorgio Nardone e dai suoi collaboratori sul disturbo da panico ha messo in evidenza come sia il tentativo di controllo volontario delle proprie reazioni fisiologiche a portare alla perdita di controllo che determina il panico. In questo disturbo proprio cercare di tranquillizzarsi volontariamente senza successo alimenta l’esplosione emozionale che porta al panico. Come nota Cioran “i sotterfugi della speranza sono altrettanto inefficaci degli argomenti della ragione” in questa situazione.

 

Disturbo ossessivo-compulsivo

Il controllo rigido, che non può mai essere disatteso, è il meccanismo alla base del disturbo ossessivo-compulsivo. In questi casi la modalità di controllo è ritualizzata e proprio il rituale compulsivo diventa il fulcro del problema. Sia che venga fatto per porre rimedio a un possibile errore, per esempio pulire continuamente una superficie per paura che si sia sporcata, sia che venga fatto per prevenire un problema futuro, come controllare ripetutamente che il gas sia chiuso, oppure per propiziare un esito favorevole, indossare un determinato indumento affinché l’esame vada bene, il controllo ritualizzato diventa la gabbia in cui la persona si chiude, trovandosi così prigioniero del rito. Si realizza il controllo così ben riuscito da non poterne più fare a meno. Peccato che sia un controllo illusorio che si autoconferma e imprigiona la persona.

 

Disturbi del sonno

Parimenti diversi disturbi del sonno implicano il controllo come elemento determinante. Qui troviamo coloro che si sforzano volontariamente di addormentarsi, assumono preparati e farmaci per dormire, adottano precauzioni e riti per favorire il sonno e, immancabilmente, si ritrovano con gli occhi aperti a fissare il soffitto o, peggio ancora, a guardare lo smartphone. Come anche chi, come spiega Federica Cagnoni, riporta nella notte una modalità di gestione della realtà adottata nella vita diurna, il costante controllo della realtà mediante il pensiero, che porta a continui risvegli e difficoltà di riaddormentamento, dovuti al lavorio mentale che la persona persevera a fare anche durante la notte. Anziché lasciarsi cullare tra le braccia di Morfeo si dorme con un occhio aperto.

 

Presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo da più di trent’anni Giorgio Nardone studia e interviene su questi meccanismi che invalidano le persone nella loro vita. Nel suo lungo lavoro di ricerca e intervento sui disturbi psicologici e relazionali, coadiuvato dal team dei suoi collaboratori, ha sviluppato protocolli di trattamento efficaci ed efficienti per la risoluzione della maggior parte dei problemi di cui le persone soffrono in ambito psicologico. Il suo lavoro ha prodotto alcune delle tecniche di trattamento più efficaci per la terapia del panico, delle fobie, del disturbo ossessivo-compulsivo, dei disturbi sessuali, dei disturbi del sonno, dei disturbi dell’alimentazione. La Terapia Breve Strategica formalizzata da Giorgio Nardone è oggi un modello originale di trattamento terapeutico esportato in tutto il mondo.

Nella nostra cultura e nella società contemporanea, l’idea di controllo è centrale e l’illusione pare sia che tutto si possa controllare. Ci si affanna costantemente per esercitare il maggior grado di controllo possibile e spesso si sente il peso di questa fatica, non a caso stress è una delle parole più utilizzate ai nostri giorni. Si insegue la chimera del controllo assoluto, elevando a unico strumento di conoscenza il pensiero razionale, piuttosto che imparare a gestire la quota di incertezza presente in qualunque fenomeno. Il livello di controllo più elevato, come ricorda Giorgio Nardone, si raggiunge quando si è in grado di muoversi morbidamente tra allentamento del controllo e ripresa del controllo, proprio come fanno i campioni di ogni disciplina

 

Invece di aggrapparsi rigidamente all’illusione del controllo assoluto, è opportuno imparare a danzare flessibilmente tra certezza ed incertezza, tra ragione ed emozione, accettando confini sfumati e contraddizioni e ricordando che, come scriveva Nietzsche, “tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia”.

 

Dott. Carlo Eugenio Brambilla

Psicoterapeuta Ufficiale del Centro di Terapia Strategica

 

 

Bibliografia di riferimento

 

Cagnoni, F. (2016). Insonnia. https://www.centroditerapiastartegica.com/insonnia/

Cioran, E.M. (1993). Sillogismi dell’amarezza. Milano: Adelphi.

Marinoni, A. (1974). Scritti letterari. Milano: Rizzoli.

Nardone, G. (2013). Psicotrappole. Milano: Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2016). La terapia degli attacchi di panico. Milano: Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2019). Emozioni. Istruzioni per l’uso. Milano: Ponte alle Grazie.

Nardone, G. & Portelli C. (2013). Ossessioni compulsioni manie. Milano: Ponte alle Grazie..

Nardone, G. & Salvini, A. (2013). Dizionario internazionale di psicoterapia. Milano: Garzanti.

Nietzsche, F., (1977). Al di là del bene e del male. Milano: Adelphi.




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